Mostra fotografica “L’architettura della Passione”

L’architettura è un fatto d’arte,

un fenomeno che suscita emozione,

al di fuori dei problemi di costruzione,

al di là di essi.

La Costruzione è per tener su,

l’Architettura è per commuovere

La città è molto di più un concetto urbanistico è il

cordone ombelicale che lega l’uomo all’origine, la

città è costituita infatti dalle memorie, dalle

relazioni e dai simboli. La città è il cuore dei

legami con lo spazio e con gli affetti. Non si può

avere identità senza un luogo a cui appartenere o

perlomeno avere la memoria di un luogo a cui si

è appartenuti. Nel luogo originario si è stati

concepiti, nel luogo originario si è nati, nel luogo

originario si continua a camminare, anche se solo

per intermittenze del cuore, pur vivendo lontani.

Le nostre emozioni dipendono infatti anche e

soprattutto dai luoghi in cui passiamo il nostro

tempo: i colori, la luce e l'organizzazione degli

ambienti possono generare solitudine, benessere,

disagio, stimolare creatività o noia. Gli architetti

devono sognare città diverse, incontrare in uno

spazio intermedio il desiderio di chi le abiterà.

Il progetto deve esprimere una profonda empatia

con il tessuto urbano e paesaggistico e con la

storia dello stesso, non rincorrendo categorie

classiche o trasgressive del concetto di bellezza

ma semplicemente trovando quale bellezza si

esprime del respiro di quel particolare luogo, ove

la sua idea si concretizzerà. L’architettura come la

musica veicola emozioni, la musica attraverso il

ritmo e la sonorità conduce l’uomo in nuovi spazi

da scoprire, il ritmo e l’armonia della costruzione

architettonica si trasmette attraverso la

modularità, la ripetizione e la simmetria. La

musica è architettura svolta, mentre l’architettura

è musica pietrificata, lo diceva più di un secolo fa

Göethe. L’architetto deve lasciarsi andare alla

emozione profondamente appassionata che il

suo sogno progettuale gli procura eppoi essere in

grado di fornire la cornice necessaria per

sostenere e realizzare l’idea.

Gli edifici, così progettati, scoprono sempre un

qualcosa di nuovo, che pur sempre esistito nel

mondo non aveva ancora quella forma, la

costruzione parla attraverso l’articolazioni delle

superfici, per come si manifestano i pieni ed i

vuoti, per il silenzio che si espande, come se la

sua stessa forma diventasse un atto poetico.

Viviamo in un'epoca dominata da quelle che

Spinoza chiamava le "passioni tristi", con

quest’espressione il filosofo non si riferiva alla

tristezza del pianto, ma all'impotenza e alla

disgregazione.

Il mondo è diventato senza confini, estremamente

veloce, gli uomini sono profondamente soli in

contrasto con la tanto teorizzata semplificazione e

facilitazione dei rapporti, a partire dall’area della

sessualità che è apparentemente viva, dinamica,

intensa perfino nei suoi aspetti non consueti e

anomali ma che in realtà è profondamente

rarefatta, talvolta priva di qualsiasi connotato

vitalistico, avvolta in un’area mortifera

tendenzialmente opposta a qualsiasi pulsione di

vita o funzione desiderante. L'illusione che il

controllo dell’esistenza sia sinonimo di libertà

determina anche il pensiero del singolo

promuovendo passioni senza sentimento, le

passioni fredde tese unicamente all'agire per uno

scopo concreto, così che ogni movimento

emozionale profondo è negato, prevalgono così gli

agiti e il non-pensiero. In altre parole l'incertezza

dell’esistere, il crollo di ideali e di strutture, non

ha portato ad una crisi della razionalità, quanto

piuttosto ad una miopia collettiva, che a volte

rasenta la cecità, e che è l'effetto di una

regressione progressiva del sentire ai livelli

soltanto umorali o sensoriali. Viviamo in un'epoca

spassionata anche dal punto di vista politico, nella

migliori dell’ipotesi la politica diventa solo

amministrazione dell’esistente, nella peggiore

distruzione e frammentazione di ogni risorsa. La

fine delle grandi passioni politiche che ha così

infiammato l'Europa degli anni Trenta ha portato

con sé anche delle vere e proprie catastrofi, come

la fine dei valori.

L'analgesia degli affetti trasforma i rapporti

generazionali, sottraendo autorità agli adulti che

rinunciano alla loro funzione e che scivolano, nei

confronti dei figli o degli studenti adolescenti, in

una relazione simmetrica dove si scambiano solo

incertezze e paure.

Scompare così la distinzione dei ruoli, lo spazio del

confronto, non c’è più un luogo, dove incontrarsi

rispettando i propri spazi identitari, le storie, le

traiettorie dell’esistere. Le passioni tristi, ovvero il

senso di impotenza e di disgregazione secondo la

definizione di Spinoza, non derivano solo da un

mondo dominata dall’incertezza rispetto al futuro,

ma anche dall’incapacità di percepire la realtà,

l’hic et nunc, causata dall’evaporarsi della capacità

del sentire, dalla svalutazione di ogni cosa o

processo di pensiero, quindi dall’impossibilita di

incontrare se stessi e i vissuti interni.

Il desiderio scompare sempre di più dalla giornata

di qualsiasi uomo, si vive nella riproduzione

seriale dell’esistenza, tutto è riproducibile per cui

non è più importante la particolarità e la

specificità dell’individuo. L’Io si frammenta in mille

pezzi o più spesso non ha neanche avuto la

possibilità di strutturarsi, prevalgono le modalità

imitative, adeguate e utili nei primi mesi di vita,

impoverenti e devianti nell’età adulta.

La vita degli uomini, la storia degli uomini si

è organizzata attraverso le passioni che l’hanno

creativamente motivata. Tutta la vita culturale, le

scoperte scientifiche ma anche la vita di ogni

giorno lo stesso respiro necessita di una spinta

creativa; anche le espressioni semantiche delle

passioni sono orribilmente cambiate non si dice

più, ad esempio, sono triste ma sono depresso o

sono innamorato ma sono in paranoia, mutuando

superficialmente il linguaggio scientifico

svuotandolo così di senso, impoverendo qualsiasi

capacità di sentire e descrivere i propri affetti sia

quelli immediati, sia quelli più profondi.

Bisogna necessariamente recuperare la

capacità di sentire, di desiderare, di appassionarsi,

perché noi stessi siamo le nostre passioni.

25 novembre 2011